Bolzanini all’ultra trail du Crò Magnon di Massimo Ribetto
Scritto da Alessandra   
Martedì 03 Luglio 2012 05:56

Il Gran Raid du Crò Magnon è un Ultratrail “in linea”, arrivato alla 12° edizione, di circa 114 Km, con un dislivello totale di 5900 m in positivo (salita) e 6900 m in negativo (discesa).

La gara parte da Limone Piemonte (1010 mt s.l.m.), il percorso, per il 91% su sentieri e piste di montagna, porta i partecipanti su numerose cime, colli, creste alpine, raggiungendo la quota più alta al Pas du Diable (2430 mt s.l.m.), per poi digradare sui monti più bassi alle porte del Principato di Monaco e li fa arrivare in riva al mare sulla spiaggia di Cap d’Ail.

Oltre ad essere una delle gare Ultratrail più impegnative e difficili, almeno a livello europeo, il “Crò Magnon” è un magnifico “viaggio” in semi autonomia dalle Alpi al mare – i ristori lungo i 114 Km sono soltanto sei –.

Unica pecca, secondo noi e numerosi partecipanti alla gara, è stato il tracciato della stessa negli ultimi 15 Km c.a. Se fino ai monti sopra Montecarlo il tracciato era lineare, il tratto successivo è stato un autentico “inferno”. Dopo c.a. 100 Km, arrivati sui monti che sovrastano la splendida riviera con panorami mozzafiato e subodorando il profumo del traguardo, oltre che del mare, ci si è trovati a seguire un percorso contorto, labirintico e soprattutto interminabile. Personalmente, sono arrivato a vedere il mare dall’alto e dunque il traguardo intorno alle cinque della mattina e ho tagliato il traguardo sulla spiaggia poco dopo le otto! Un tratto quest’ultimo, che anche se caratteristico perché attraversa un paese come La Turbie, che segnava l’entrata in Gallia ove transitava la Via Julia che univa Roma alla Gallia meridionale, da un punto di vista tecnico-sportivo si è rilevato veramente eccessivo e superfluo.

In ogni caso, tratto finale a parte, nei nostri ricordi e nel fisico rimarranno scolpiti i segni di questo emozionante e autentico viaggio sportivo. A partire, dai prati fioriti che risalgono marginalmente le piste da sci di Limone, ai fortini voluti dal Re d’Italia e dislocati sulle creste che separano l’Italia dalla Francia, il bellissimo Parco Nazionale del Mercantour – per il quale gli organizzatori hanno dovuto ottenere un permesso speciale per far transitare la gara al suo interno –, alla Valle delle Meraviglie, al passaggio vicino al misterioso Mont Bego, montagna considerata sacra nell’antichità perché dimora del Dio della folgore. Ed è proprio da un’incisione preistorica trovata su questo monte a fungere, 4500 anni dopo, da logo alla Corsa. Proseguendo il viaggio, s’incontrano numerosi laghetti di origine glaciale, circondati da coloratissimi cespugli di rododendri, per salire sino al punto più alto del già citato Passo del Diavolo. Un nome, una sicurezza e qui si è soltanto al 48° Km. Discesi dal passo “infernale” si prosegue per interminabili sentieri alpini concedendo allo sguardo e allo spirito dei panorami infiniti e spazi interminati di Leopardiana memoria.

Verso sera, intorno al 74° Km e sede del 4° ristoro, il paesaggio pur sempre in mezzo ai boschi è certamente cambiato. Abbiamo lasciato le Alpi e siamo su rilievi più bassi (1200 mt. c.a.) caratterizzati da una vegetazione decisamente mediterranea, come ad esempio le ginestre, che con il giallo intenso scalda il cuore e regalano un po’ di conforto rispetto alle asperità alpine affrontate durante il giorno. Ci fanno sentire più vicini all’arrivo.

Ma il viaggio è ancora lungo ed escluso il finale, di cui ho già scritto, rimarranno nella mia memoria i venti chilometri c.a. più affascinanti e straordinari, che io abbia mai percorso. Dalle 22.00 quando ho lasciato il quarto ristoro, alle 02.45 quando ho raggiunto il quinto in prossimità del 94° Km, ho ricoperto questa distanza nella quasi più totale solitudine. Un’esperienza sublime che secondo me tutti dovrebbero assaporare. Viaggiare di notte da soli immersi e in balia della natura è da vivere assolutamente. Fermarsi lungo un sentiero in cresta e sentire il bisogno di spegnere la luce della frontale, per godere del silenzio e farsi inghiottire dalla notte più stellata che si possa immaginare, regala allo spirito umano emozioni uniche. Ripartito dal quinto e ultimo ristoro alle 03.00 in punto – scelsi appositamente di non fermarmi di più per non venire sopraffatto dalla stanchezza – rimane un’ultima cima da affrontare: Cime de Baudon. Un dislivello modesto di 500 mt c.a. ma di una pendenza terrificante, soprattutto, se affrontato di notte, dopo aver camminato tutto il giorno e in completa solitudine. E se la salita è dura per definizione, la discesa non regala nulla; inclusa la possibilità, come del resto mi è capitata, di perdere le segnalazioni del percorso (balaise) e non sapere più dove scendere. Ripresa la via smarrita, grazie a quattro altri concorrenti francesi un quarto d’ora più tardi, termina anche la ripida discesa in prossimità di una delle ultime stazioni di controllo da parte degli organizzatori per dar inizio a quell’ultimo tratto di gara che regalava l’illusione di essere vicini al traguardo.

Dal punto di vista sportivo e per gli amanti delle classifiche la gara, a numero chiuso con 400 iscritti, ha visto partire 350 atleti, al traguardo però siamo arrivati in 251. Stefano Binelli, 55esimo assoluto con il tempo di 21h e 09’, Paolo Varner 143esimo con 24 h e 59’ e io, 192esimo con 27 h 06’. Degli amici e compagni di viaggio trentini, uno, Diego, non ha potuto purtroppo raggiungere il traguardo per dolori di stomaco, mentre il fortissimo Enzo è arrivato addirittura 20esimo assoluto con 18 h e 13’.

Per dovere di cronaca, tra gli altoatesini in gara c’era anche la campionessa Gross Annemarie, arrivata 13° assoluta e seconda di un soffio, tra le donne con 17 h e 39’.

E per finire, le domande più frequenti: “Ma si cammina?” R: certo, per la maggior parte. Solo i primi sono in grado di correrla quasi interamente. La mia andatura media, pause ai ristori comprese, è stata di 4.151Km/Ora.

“Il primo quanto ci ha messo?” R: 14 h 13’ correndo ad una velocità media di 7,905 Km/Ora.

 

 

Massimo Ribetto

 


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